Vagabonda.

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Qualche mese fa il mio (ex) ragazzo mi disse che non si poteva fidare di me. Disse che io non sono in grado di restare ferma in un posto, ma devo potermi sentire libera e senza guinzagli. Mi offese, smentii dicendo che non era affatto vero e che con lui avrei passato anche tutta la vita in un solo, unico posto.
Qualche tempo dopo (per altri motivi) ci lasciammo, ma quelle parole da allora hanno sempre bruciato dentro di me, vive e pulsanti, come una ferita aperta.

Fino a oggi.

Non sono in grado di fermarmi, sono una trottola impazzita.
Viaggiare, spostarmi, conoscere, sono tutte cose che fanno parte del mio “sentirmi viva“. La sola idea di restare fossilizzata in un luogo, su un’idea, o su una convinzione mi danno l’impressione di essere morta dentro. Nello spirito e nell’animo.

Per me è stata una consapevolezza con cui dover scendere a patti. Contro cui lottare, pugni calci e graffi, finché senza forze ti rendi conto che non puoi farci nulla.
Perché è molto più facile trovare un posto accogliente, qualcosa da fare per il resto della vita e magari anche una persona con cui condividere un micromondo. Esistere in un patinato ecosistema: casa lavoro famiglia figli amici cane gatto, ripetere all’infinito.

A me invece piace cambiare idea ogni due ore. Avere un desiderio diverso ogni giorno. Viaggiare. Scoprire angoli di Mondo.
Sono irrequieta, in continuo divenire, instancabile.
Sento continuamente il bisogno di provare nuove sensazioni e di muovermi in diverse direzioni. Star ferma mi crea un malessere fisico e mentale, il sentirmi incatenata e costretta.
Eh sì, sono inaffidabile: M. aveva ragione, ma questo non glielo dirò mai, perché sono troppo orgogliosa per ammetterlo.

Ed è buffo, perché fino al giorno della mia laurea (poche settimane fa) ho passato la vita a programmare ogni secondo, a riempire l’agenda di appuntamenti e la rubrica di numeri, a scrivere post-it e appiccicarli ovunque.
Poi qualcosa è cambiato dentro, è come se avessi chiaramente distinto il “clack” e la rotta si fosse improvvisamente invertita. E’ la consapevolezza di poter dover fare tutto ciò che voglio, di far affidamento solo su me stessa e di nutrirmi della Bellezza che ciò che mi circonda sa offrirmi.

E allora io cambio, ogni giorno cambio me stessa. Divento la farfalla dai colori cangianti che vola fino a farsi accecare dal sole, il delfino che si tuffa tra le onde, il gufo che osserva le stelle e il lupo che canta alla luna. Divento il sommozzatore che esplora le acque più profonde, lo scalatore che sale sul tetto del Mondo, l’imprenditore che affronta Wall Street, l’insegnante che spiega col cuore, il bambino che prega la sera, la geisha che meticolosamente si prepara.

Voglio sentirmi parte di questa Terra, di questo Mondo vivo, ricco e pulsante.

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2 pensieri su “Vagabonda.

  1. Sbagli. Profondamente. E’ molto facile “cambiare”. Cambiare idea, cambiar luogo, persone, responsabilità che vanno via. Viaggiare sta nel portarsi dietro un bagaglio di persone ed esperienze, arricchendolo continuamente, il tuo mi sembra più un continuo fuggire ma è un opinione mia. Credo sempre, che la cosa più difficile da fare sia scegliere una persona e rinnovarsi continuamente, spingendo anch’ella (nel mio caso) a rinnovarsi insieme a noi. Maturare, fino a comprendere ogni mezzo respiro altrui e non ci sarà più nulla di cui accontentarsi perché saremo felici così.

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