Il Mutismo del XXI Secolo

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Il mondo è pieno di gente muta: parlano parlano e alla fine non hanno detto niente.

Io parlo un sacco. Un po’ perché sono per natura logorroica, un po’ perché..boh. Parlo e basta, comunico. Di persona, ma anche tramite Facebook, Whatsapp, Twitter (che poi odio Twitter, perché contenermi in 160 caratteri è una tortura) eccetera.

Ma a fine giornata mi rendo conto di non aver detto nulla, o quasi. Nulla di qualità.
Parole vuote. Senza un reale significato, buttate lì a caso tanto per.

Scriviamo tonnellate di cose, riempiamo migliaia di pagine – cartacee e digitali – facciamo un milione di chiamate.

Tanto per riempire gli spazi bianchi, giusto per non restare in silenzio, perché dobbiamo per forza dire qualcosa.

La mia verità è che io ho paura del silenzio. Mi piace da impazzire, ma mi terrorizza.
Perché è quando sono da sola in silenzio che davvero parlo: parlo con me stessa attraverso i miei pensieri, sorridendomi allo specchio. E quando scatta quel momento, quando i pensieri iniziano a scorrere, io poi non sono più in grado di fermarli. Come una slavina, invadono il mio cervello e il mio corpo; prendono possesso dello spazio attorno a me, infilandosi ovunque, sono invadenti e non se ne vanno più. E’ per questo che, se sono sola, la maggior parte delle volte c’è della musica, o un film che tanto poi non guardo: modi come un’altro per riempire il vuoto.

Mia: Non odi tutto questo?
Vincent: Odio cosa?
Mia: I silenzi che mettono a disagio… Perché sentiamo la necessità di chiaccherare di puttanate per sentirci più a nostro agio?
Vincent: Non lo so… È un’ottima domanda.
Mia: È solo allora che sai di aver trovato qualcuno speciale…quando puoi chiudere quella ca**o di bocca per un momento e condividere il silenzio in santa pace.

Ma ci sono anche momenti in cui il silenzio è l’unica cosa che cerco. L’unico rifugio che mi resta dal rumore della città, il vociare della televisione, le chiacchiere di mia madre, tutte quelle cose che mi premono così forte sulle orecchie, che ho l’impressione che possano iniziare a sanguinare.
Così a volte mi rendo conto che è meglio stare zitta, piuttosto che dire cose a caso. Perché capita che, pur di dire per forza qualcosa, diciamo cose che non pensiamo: ci sentiamo in pena per qualcuno perché è giusto così, ma magari fino a qualche minuto prima ne parlavamo male. Ci siamo abituati a chiedere “come va?” anziché “come stai?”, a rispondere “mi dispiace tanto tesoro” anziché chiedere “perché stai male?”, a scrivere “condoglianze” anziché muoversi per abbracciare.

Lo definirei un mutismo moderno, questo dire un sacco di cose senza parlare di nulla; forse dovremmo semplicemente imparare a dire meno, ma parlare di più. O in alternativa, se proprio non si ha nulla da dire, a stare in silenzio.
Anche se fa tanta paura.

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4 pensieri su “Il Mutismo del XXI Secolo

  1. Queste riflessioni mi mettono in crisi.
    Twitter è la piaga dei logorroici, sono d’accordo.
    Poi però rifletto sulla famosa questione della qualità a dispetto della quantità ( non che su Twitter spopoli) e mi rendo conto che forse 160 caratteri possono bastare. Quindi ponendo che io riesca a farmi una ragione di quello che è pur sempre un limite posto all’espressione di un pensiero (cosa che mi sembra un paradosso, trattandosi di un social network), complessivamente mi ritrovo a sposare la politica di Twitter? … ecco …, devo ancora capirlo.

    • Su Twitter ci vorrebbe tutto un capitolo a parte..premetto che io lo utilizzo solo da due settimane, perché prima mi sono sempre rifiutata; in realtà mi piace molto l’idea della connessione libera tra le persone..ma parliamone, quanta ansia mette il “conta caratteri”? Io non ce la posso fare XD

  2. I silenzio si insinuano tra le pieghe dell’anima, tra le vertebre, i tendini, vanno direttamente in vena e ci mettono a nudo davanti a noi stessi.
    Se non esistessero questi attimi o se li rifuggissimo per timore di guardarci dentro, resteremmo fermi e questa si che è una cosa che mi mette paura.

    Grazie per essere passata da me e avermi dato modo di leggerti.
    Ti auguro un buon giovedí.
    Paola.

    • Grazie a te, per essere passata di qui e per le tue parole.
      Condivido la tua paura, purtroppo ci stiamo avvicinando sempre di più a un mondo che non lascia spazio al silenzio, né all’introspezione personale.
      A te, un buon giovedì e un buon fine settimana 🙂

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