Cerotti

379163_171240106309393_2136992345_n


Ultimamente se penso a me stessa mi viene alla mente l’immagine di un porto, o di una stazione. Un luogo affollato, dove passa un sacco di gente, ma nessuno si ferma mai troppo a lungo. Alcuni magari tornano, spesso o una volta soltanto, ma nessuno resta più del tempo necessario.
Mi rendo conto di essere così: circondata da persone che vanno.

Le persone a cui tengo di più, quelle a cui finisco per affezionarmi, si allontanano prima o poi, in un modo o nell’altro. Alcune fisicamente, altre soltanto mentalmente. Ma a volte la lontananza psichica fa più male di quella fisica: perché si può essere a 10cm di distanza ma in due universi paralleli. E quando si finisce per abitare universi paralleli poi non ci si incontra più.
Io non so se sia il Destino ad allontanare da me alcune persone, o che altro. Probabilmente sono io che, inconsapevolmente, mi sottraggo e prendo le distanze; credo sia una sorta di forma di autodifesa, per preservare (quel che resta) la mia psiche.
E’ che ormai ci sono abituata, e non riesco a non pensare che, non importa chi sia, prima o poi se ne andrà.
(Se mai leggerai sappi che non te lo dirò mai, ma mi dispiace tanto che anche tu sia andato via, e vorrei averti accanto.)

La verità è che gli addii (o gli arrivederci) sono un po’ come i cerotti.
Il primo fa paura, perché non sai con quanta forza strapparlo per non farti troppo male, e va sempre a finire che lo strappi con troppa violenza, inferendoti più dolore del necessario. Poi, cerotto dopo cerotto, finisci per abituarti. Diventa così facile strapparli, che quasi non te ne accorgi. Sei talmente abituato a quel dolore ormai familiare, da averne sempre meno paura.

Addio dopo addio, mi sento quasi anestetizzata.
Non so bene quando, ma a un certo punto ho smesso di lottare per tenere le persone accanto a me. Le lascio scivolare via, mi strappo il cerotto in fretta, perché fa meno male e una volta tolto non cerco di riattaccarlo, anche se esce sangue. Una volta staccato, non si riappiccica più come prima
Vorrei avere ancora la forza di rincorrerle, di fermarle, di dir loro “aspetta, non andartene così presto”, ma sono troppo stanca e resto immobile, guardandole inesorabilmente correre via.

Ogni tanto ci penso e mi rendo conto di non avere un’ancora, un punto di riferimento. E ne sento sempre più il bisogno. Sento sempre più il bisogno di essere serena, tranquilla e felice. Non mi serve un principe azzurro, ma sento la necessità di qualcuno silenziosamente al mio fianco, di un compagno di viaggi, di un mio simile.

Prima guardavo il cielo e pensavo, chissà, magari lassù da qualche parte c’è anche la mia Stella Polare.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: